Cinghiale in umido alla maremmana: la ricetta con olive e pomodoro
Come preparare il cinghiale in umido con olive nere e pomodoro, piatto simbolo della Maremma, e quando trovarlo nei menu delle trattorie.

- Il cinghiale è considerato simbolo della cucina maremmana
- Marinatura nel vino rosso, soffritto e cottura lenta sono i passaggi chiave
- Le olive nere si aggiungono verso fine cottura, il pomodoro a metà
- In Toscana la caccia al cinghiale in braccata è consentita dal 1° ottobre al 31 gennaio
Il 23 settembre segna l'ingresso pieno nell'autunno, la stagione in cui in Maremma torna protagonista sulle tavole uno dei piatti più identitari del territorio: il cinghiale in umido con olive nere e pomodoro. Una ricetta che richiede tempo e pazienza, ma che racconta bene il legame tra questa terra, il bosco e la cucina povera diventata tradizione.
Un piatto simbolo del territorio
Il cinghiale è riconosciuto come simbolo della cucina maremmana, di particolare importanza nell'area per ragioni culturali, ambientali ed economiche, da sempre impiegato nella cucina del territorio per salumi locali, primi piatti e secondi della tradizione. Oggi viene proposto con grande orgoglio nei menù dei ristoranti e delle trattorie della zona con ricette perlopiù domestiche e tradizionali, anche se non mancano rivisitazioni più moderne.
La marinatura, il primo passo
Le versioni tramandate in famiglia concordano su un punto: la carne va marinata prima di cuocerla. Una preparazione diffusa prevede di lavare bene il cinghiale, tagliarlo a tocchetti e metterlo a marinare tutta la notte con sedano, carota, cipolla e un mazzetto di odori, coprendo con vino rosso. Altre ricette arricchiscono la marinatura con erbe aromatiche e spezie, lasciando la carne in infusione con vino, odori, salvia, rosmarino, aglio, bacche di ginepro, pepe e alloro, al fresco per almeno 12 ore.
Soffritto e cottura in umido
Al mattino si prepara il soffritto e si fa rosolare la carne: con un battuto di sedano, carota e cipolla si fa rosolare lo spezzatino di cinghiale per 15 minuti a fuoco vivo, poi si abbassa il fuoco, si aggiunge il pomodoro e si cuoce per almeno 60 minuti. Le olive nere entrano in gioco solo verso la fine: si uniscono e si termina la cottura, oppure, come in un'altra variante, quando mancano circa 10 minuti al termine della cottura.
I tempi complessivi variano molto da ricetta a ricetta: si va da preparazioni più rapide, con una cottura di circa un'ora e mezza a fuoco molto basso seguita da un'altra ora dopo l'aggiunta di pomodoro e olive, fino a cotture più lunghe che prevedono di sfumare con vino rosso toscano, aggiungere la passata di pomodoro e far cuocere per circa 3 ore, unendo le olive nell'ultima mezz'ora. Il risultato, in ogni versione, è uno spezzatino sostanzioso ottimo con le pappardelle o la polenta.
Quando trovarlo nei menu: la stagione venatoria
Non è un caso se il cinghiale in umido compare più spesso nei menu autunnali e invernali delle trattorie maremmane: è il periodo in cui la carne è più disponibile grazie alla stagione di caccia. Secondo il calendario venatorio 2026/2027 approvato dalla Regione Toscana, nelle aree vocate il prelievo in braccata del cinghiale sarà consentito dal 1° ottobre al 31 gennaio, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica e nei giorni festivi. La caccia di selezione, invece, è consentita tutto l'anno nei tempi previsti dal piano di prelievo, il che spiega perché in alcune trattorie il piatto sia reperibile anche fuori stagione, seppur con minore frequenza. Per chi cerca il cinghiale in umido nei ristoranti della provincia, l'autunno e l'inverno restano comunque il periodo migliore, complice anche l'atmosfera delle cucine di campagna che in questi mesi tornano a proporre lunghe cotture e piatti da tavola imbandita.



