Cosa si mangia d'inverno in Maremma: piatti di stagione e dove trovarli
Acquacotta, scottiglia, cinghiale in umido, zuppe di legumi e cavolo nero: la guida ai piatti che scaldano l'inverno nelle trattorie maremmane.

- Zuppe di legumi e cavolo nero completano il menu invernale delle trattorie della zona
Quando le temperature scendono e le sere si allungano, il menu delle trattorie in Maremma cambia pelle. Spariscono i piatti freddi dell'estate e tornano protagoniste le cotture lente, le zuppe e la selvaggina: piatti nati secoli fa per scaldare chi lavorava nei campi o seguiva le mandrie, e oggi ancora presenti sulle tavole di Grosseto e dintorni. Ecco come riconoscerli e cosa aspettarsi se li si trova in menu.
Acquacotta, la zuppa dei butteri
È il piatto che più di ogni altro racconta la Maremma povera e contadina. È una zuppa a base di brodo con pane, che in origine era un cibo contadino. La sua preparazione e il suo consumo risalgono a tempi antichi e ha avuto origine nella zona costiera della Maremma, come ricorda anche una ricetta pubblicata da Trattoria da Martina, secondo cui questa zuppa è originaria in particolare della Maremma ed era il piatto tipico dei butteri, i pastori che seguivano le mandrie. La versione più diffusa oggi prevede cipolla, sedano e pomodoro, pane raffermo e un uovo cotto direttamente nella zuppa; d'inverno si prepara spesso senza pomodoro per una versione invernale, magari con cavolo nero al posto delle bietole.
Scottiglia, il "cacciucco di terra"
Meno conosciuta fuori dalla Toscana ma molto amata in provincia, la scottiglia è uno stufato di carni miste che prende il nome dal modo in cui viene cucinata: la carne, infatti, è messa sul fuoco dentro un coccio o in una padella di ferro, con poco olio e scottata. Le varianti sono tante quante i paesi che la preparano: nella Maremma questa scottiglia spesso ha carni forti, spesso carne di cinghiale, oltre a pollo e maiale, mentre una tradizione molto radicata la lega alla zona di Seggiano, sul Monte Amiata. Viene servita su fette di pane tostato che raccolgono il sugo di cottura, ed è un piatto pensato per essere lento: la cottura può richiedere anche un paio d'ore a fuoco basso.
Cinghiale in umido, il simbolo della caccia maremmana
Non può mancare in nessuna guida ai sapori invernali della zona. Il cinghiale in umido è uno dei piatti più rappresentativi della tradizione culinaria toscana, una ricetta rustica e intensa che affonda le sue radici nella cultura contadina e venatoria della Regione, nata dalla necessità di valorizzare la selvaggina locale che popola da secoli le colline boscose della Maremma. La carne viene marinata nel vino rosso con erbe aromatiche e poi cotta a lungo con pomodoro, spesso accompagnata da olive nere, pane tostato o pappardelle fresche.
Zuppe di legumi e cavolo nero
Accanto ai piatti più noti, l'inverno maremmano porta in tavola anche le zuppe di legumi (fagioli, ceci, farro) e le preparazioni a base di cavolo nero, spesso usato proprio come variante invernale dell'acquacotta o come base per zuppe più robuste tipiche della cucina povera toscana.
Dove cercarli
Non esiste un elenco ufficiale di locali che li propongono: il consiglio è chiedere direttamente al ristorante o alla trattoria se il menu invernale prevede questi piatti, spesso legati alla disponibilità stagionale degli ingredienti e alla tradizione di famiglia di chi cucina.



