Chianti e Chianti Classico: come distinguerli e cosa cambia in etichetta
Due DOCG, due disciplinari, due Consorzi: una guida pratica per orientarsi in carta dei vini quando si mangia fuori a Firenze.

- Il Chianti Classico si divide in tre tipologie: Annata
- Riserva e Gran Selezione
Capita spesso, guardando la carta dei vini di un ristorante fiorentino: due etichette che si chiamano quasi allo stesso modo, "Chianti" e "Chianti Classico", ma che raccontano due storie diverse. Non è solo una questione di nome: sono due DOCG distinte, con due disciplinari e due Consorzi di tutela separati, e capirlo aiuta a scegliere con più consapevolezza quando si mangia fuori.
Due denominazioni, due territori
Il punto di partenza è geografico. Come ricorda il Consorzio del Gallo Nero, non si tratta solo di due denominazioni con regole diverse, ma di due vini che sono prodotti in territori diversi: il vino prodotto nel territorio originale delimitato da Cosimo III è sempre e solo Chianti Classico. Il Chianti Classico nasce nell'area storica tra le province di Firenze e Siena. Il Chianti DOCG "semplice", invece, copre un'area molto più vasta: la zona geografica delimitata dal disciplinare ricade nella parte centrale della regione Toscana, e interessa parzialmente i territori collinari, a ridosso della catena degli Appennini, delle provincie di Arezzo, Firenze, Pistoia, Pisa, Prato e Siena.
Le sottozone del Chianti
Il Chianti DOCG si può presentare con l'aggiunta di una sottozona in etichetta. Secondo il Consorzio Vino Chianti, la denominazione "Chianti" può essere integrata con le menzioni aggiuntive Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Rufina e Montespertoli. Per chi cena a Firenze, le due sottozone più vicine sono i Colli Fiorentini, che comprendono comuni come Bagno a Ripoli, Impruneta, San Casciano Val di Pesa e Scandicci, e il Chianti Rufina, la più piccola delle sottozone, con i comuni fiorentini di Pelago, Londa, Dicomano, Pontassieve e Rufina.
Il Gallo Nero, marchio del solo Chianti Classico
Il simbolo che distingue davvero le due denominazioni a colpo d'occhio è il Gallo Nero. Come racconta il Consorzio Chianti Classico, dal 2005 l'emblema è diventato obbligatorio su ogni bottiglia della denominazione, tanto che da allora si può affermare con certezza che se non c'è il Gallo Nero, non è un Chianti Classico. Sulle etichette di Chianti Classico il marchio compare sul collo o sul retro della bottiglia; sul Chianti DOCG "semplice" non c'è.
Le uve e le tre tipologie del Classico
Entrambe le denominazioni si basano sul Sangiovese, ma con soglie diverse: il Chianti Classico richiede almeno l'80% di Sangiovese, con il restante 20% ottenuto da vitigni autoctoni autorizzati e/o internazionali, ed è prodotto solo con uve a bacca rossa. Il Consorzio distingue inoltre tre tipologie in etichetta: il "Chianti Classico" (o Chianti Classico Annata), il "Chianti Classico" Riserva e il "Chianti Classico" Gran Selezione, con invecchiamenti minimi crescenti, dai 12 mesi dell'Annata ai 24 della Riserva.
A tavola
Per chi cerca un abbinamento pratico, una scheda dedicata alla sottozona Colli Fiorentini indica piatti a base di carne come porchetta allo spiedo, trippa, lepre, bistecca alla fiorentina, lardo di Colonnata: un'indicazione che vale, più in generale, per i rossi di territorio quando si abbinano ai piatti robusti della cucina fiorentina.
Per approfondire disciplinari e mappe delle sottozone, i riferimenti restano i siti ufficiali del Consorzio Vino Chianti e del Consorzio Vino Chianti Classico.



